Ginecologia Istituto Europeo di Oncologia
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Vivremo con il dubbio
Un primo tumore alla cervice uterina nel 2016, trattato con radio-chemio e brachiterapia. Dopo un anno le risonanze sono risultate sempre pulite. 10 e lode. Dopo poco meno di 7 anni un nodulo, era marzo, un nodulo piccolo. Sono necessarie tutte le visite di routine, che a differenza della prima volta vengono fissate a distanza di un mese l’una dall’altra: pet, risonanza, biopsia. Arriva l’estate, questa volta valutano un intervento, visita con il primario. Molto propenso ad operare, ma necessita di tutte le visite ex novo perché quelle fatte in primavera nel frattempo sono datate. Riparte l’iter, arriva l’autunno. Decidono di non operare, perché nel frattempo il tumore è cresciuto troppo, e si è diffuso. E vorrei ben vedere da Marzo a Settembre un tumore non aspetta. Dicono che l’unica opzione è la chemio, senza sbilanciarsi, suggeriscono di farla nella nostra città. Ci dicono che queste informazioni verranno messe nero su bianco e verrà indicata la terapia da seguire. Passa un altro mese. A fine ottobre, come in tutte le altre occasioni, mandiamo una mail per sollecitare, ci viene inviata il 27, ma la data era il 16, del mese di ottobre. Ci hanno inviato anche l’ultimo documento con 11 giorni di ritardo, e sotto sollecito.
La chemio è iniziata nella nostra regione in Sardegna, ma ormai era tardi, quelle cure, quell’intervento, avrebbero dovuto farli mesi e mesi prima.
Questa è la storia di mia madre, che ha scoperto la recidiva di tumore alla cervice uterina nel Marzo 2023, ed è morta nel Marzo 2024 a 61 anni appena compiuti.
Non si è mai voluta spostare dallo IEO, aveva fiducia in loro.
Non sapremo mai sé quelle cure, quell’intervento, in anticipo avrebbero cambiato la sua e la nostra sorte. Forse sarebbe andata allo stesso modo, forse avrebbe avuto più tempo, o forse se la sarebbe cavata.
Vivremo per sempre con questo dubbio.
Questa è la sua, la nostra esperienza con l’Istituto, dove la seconda volta, siamo state completamente abbandonate.
IEO, giudizio negativo
Nella visita specialistica qui effettuata, l'onoratissimo medico, per la semplice cifra di Euro 300,00 mi ha detto tre parole in croce, senza argomentare assolutamente la mia situazione, che già sapevo essere molto grave. Nessuna speranza, nessuna parola di conforto, nessun suggerimento alternativo alla cura che stavo già facendo.
Non ci rendiamo conto che un paziente in una condizione vitale molto precaria ha bisogno di coraggio e di sostegno morale? Ha bisogno di credere e di sperare in qualcosa?
Non ci rendiamo conto che per un malato oncologico già il fatto di venire di persona a Milano facendosi centinaia di chilometri in macchina può essere un calvario?
Ecco... Sappiate tutti che grazie a questa totale mancanza di umanità, la paziente è uscita dall'istituto urlando e così è stato per tutte le 4 ore di viaggio.
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