Dettagli Recensione

 
Ospedale San Giuseppe di Empoli
Voto medio 
 
2.0
Competenza 
 
1.0
Assistenza 
 
1.0
Pulizia 
 
5.0
Servizi 
 
1.0

Come trasformare la gioia in un incubo

Mi sono recata all'ospedale di Empoli per una visita di controllo con la mia ginecologa, la quale riscontrando rallentamenti cardiaci e perdita di peso della bambina propone di iniziare l'induzione.
Tutto inizia alle 19 del giorno 10/7/24.
Passo la notte con dolori allucinanti e facendo giri del corridoio per non disturbare anche l'altra mamma che aveva partorito il giorno prima e necessitava di riposo.
Ostetriche e infermiere passavano e mai una che chiedesse se avessi bisogno di qualcosa o semplicemente una parola di conforto.
Quello è stato il primo passo dove ho intuito che l'empatia non fa parte della maggioranza di chi lavora presso questo reparto. Ma la notte va...
La mattina visita con il ginecologo di turno che mi spiega che il primo passo dell'induzione aveva funzionato e che si andava in sala parto per aggiungere anche l'ossitocina.
Raggiungiamo la sala parto dove ci accoglie la prima ostetrica che cerca di metterci subito al nostro agio, ma purtroppo il tempo con lei è breve per il cambio turno.
Al suo posto arriva Cecilia, questo nome purtroppo non lo dimenticherò mai nella mia vita perché non auguro a nessuna donna di non essere ascoltata dall'ostetrica e zero empatia e comprensione del momento delicato.
Ho frequentato tutti i corsi preposti essendo anche la mia prima bambina e ho richiesto subito all'inizio dei dolori, come è stato fortemente detto al corso, l'epidurale e qua arriva il bello.
Purtroppo non è stato inserito bene il catetere e io sentivo più dolori lì che con le contrazione, ma la risposta di Cecilia al mio richiamo per favore l'anestesista era sempre: ora lo chiamo e intanto passavano le ore e sosteneva che mi faceva male perché l'ho richiesto troppo presto e perché le contrazioni non erano partite.
Finalmente dopo ore arriva un altro anestesista che sfila la cannulina e inietta il primo anestetico e finalmente dopo 24 ore sveglia riesco a dormire un'ora, sfinita.
Come sempre sulle cose dette durante il corso l'anestesista consigliava che appena finiva l'effetto di dirlo perché poi ci metteva un po' a funzionare.
E così feci, ma purtroppo da lì in poi nessun anestetico ha funzionato. Sentivo solo freddo nella schiena e basta.
Sentito che tra di loro farfugliavano, ma io ero sempre abbandonata su quel letto.
La bambina aveva il tracciato perché aveva già rallentamenti del battito, ma spesso si spostava e non si sentiva e Cecilia diceva: "non fa niente".
Passavano le ore e intanto Cecilia con le sue colleghe parlavano della cena di quella sera al Papero, delle sue vacanze in Islanda con il fidanzato poco contento delle modalità zaino in spalla e io? Niente a patire e a gestire tutte le respirazione e il dolore lì.
Ho chiesto al mio compagno di portarmi via, ma era impossibile. E finalmente il turno di Cecilia finisce ed arriva Anna che posso urlarlo al mondo ma sono certa che se mia figlia ed io siamo vive e grazie a lei.
Appena ho visto il suo viso ho capito tutto e nel giro di pochi minuti ero in sala operatoria.
E qua arriva la cosa più brutta della mia vita, costretta ad una anestesia totale non ho potuto vedere mia figlia venire al mondo ed è questo che non perdonerò mai allo staff.
Sono uscita dalla sala operatoria e sono arrivata in camera alle 3:30 di notte ancora post anestesia ho chiesto all'ostetrica Barbara se dovevo riattaccare al seno, mi ha risposto con un netto: "attaccala".
Ieri ero piena di antidolorifici e manco potevo alzarmi a prendere mia figlia.
Il mio compagno impaurito primo neonato che teneva in collo.
La mattina seguente mi hanno tolto il catetere e fatto finta di lavarmi, il mio compagno dopo due giorni è andato a casa per farsi una doccia, con me mia cugina che non sapeva neanche come si lavava un neonato per di più una bimba minuscola di 2.590kg.
E dopo aver chiamato due volte aiuto perché io ero bloccata a letto, un'infermiera di nome Elisa mi ha detto alzati perché io non posso venire a lavare tua figlia.
Così alle 8:30 post cesario ero già in piedi e non vi dico i dolori, ma per un figlio questo ed altro.
Non sto a spiegarvi la poca pazienza e dolcezza per l'attaccamento al seno, l'ostetrica Simona la quale aveva visto la mia sofferenza la seconda notte mi ha detto ti do il latte e ringrazia che sei un cesario. Poi prese la bambina dicendomi: "vedi con me è tranquilla perché sa che io non le posso dare niente, mentre te puoi darli qualcosa e non lo fai".
Andata via lei sono crollata in un pianto disperato mi ha fatto sentire una pessima madre.
Mia figlia non era agitata anzi dormiva e appena lo attaccavo al seno dormiva.
Capivo c'era qualcosa e spesso vedevo la sua testolina andare giù e ritornando ad Elisa mi diceva spesso guarda sembra morta.
Il giorno dopo mia cugina è venuta a trovarmi e mi spremeva il seno per dare il colostro alla bimba, aveva partorito due anni fa a Careggi e mi ha aiutato lei. E non posso che ringraziare Valentina e Giovanna le uniche due ostetriche di una dolcezza disumana ed empatia entrambi carenti nella maggior parte dello staff.
La mia bambina continuava ad essere sempre più fragile e ho perso la pazienza richiedendo di vedere il pediatra dopo due giorni di menzogne che doveva passare e non passava mai.
Finalmente la pediatra mi ha capita e ha anche brontolato all'ostetrica che era inconcepibile lasciare per giorni senza mangiare una bambina così piccola.
E spiegandomi che ogni volta che la attaccavo al seno dovevo chiamare le ostetriche e che erano pagate per fare quello.
I giorni passavano e la bimba era verde, ma l'altra pediatra ha deciso di dimetterci il lunedì con un ittero al 15.7 (quando ho riferito ciò ai dottori del Meyer mi hanno detto che è inammissibile) con visita il giorno seguente.
E la mattina dopo ricoverano la bambina per due giorni, io ero ancora con i punti e loro in pediatria pretendevano che io stessi da sola senza il mio compagno senza capire la situazione in cui mi trovavo.
Ero in stanza da sola con altri bambini avrei capito il perché.
Mi impunito e richiedo la presenza del padre ebbene mi ritrovo un verbale dove viene dichiarato che ho difficoltà a gestire mia figlia.
Senza capire che avevo appena subito un intervento e avevo bisogno del mio compagno affianco nella cura di nostra figlia come ogni madre.
Potrei continuare a scrivere ancora altre cose, ma vorrei fermarmi qua e spero che qualcosa si smuova e che nessuna altra donna possa sentirsi come mi sono sentita io. Si parla tanto di depressione post partum, ma i primi che te la fanno venire sono proprio lì in reparto facendoti sentire una pessima madre che non vuole nutrire sua figlia.
Sicuro non consiglio questo reparto e anche purtroppo la pediatria, ogni volta che suonavo per pesare la bimba o per richiedere il latte un'infermiera che con una fasciatura ha fatto venire il piede nero alla bambina urlava : "che vuole questa".
Hanno ancora molto da imparare dal Meyer.
Di tutto il dolore non perdonerò mai non aver visto e sentito il primo pianto della mia bambina quando è venuta al modo.

Patologia trattata
Parto
Esito della cura
Guarigione totale

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